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Il Bastardo e la Casa del Boia

Il complesso della Casa del Boia e del Bastardo con i suoi sotterranei nell’aspetto attuale è frutto di una serie di stratificazioni edilizie che si sono sommate nei secoli e lo rendono una piccola ‘enciclopedia’ della storia delle mura di Lucca.

Le porzioni più antiche sono quelle delle mura in mattoni erette nel corso del Trecento a difesa dei Borghi con i resti di una torretta intorno alla quale fu edificato entro il 1524 un torrione semicircolare detto il Bastardo. Il nome deriva dal fatto che non è un torrione completo, ma un mezzo torrione. Nel 1570, su progetto di Alessandro Resta, vennero aperte quattro cannoniere lungo il parapetto, tuttavia il torrione giudicato insufficiente, come gli altri consimili, per la difesa dei lunghi tratti di cortina, tra il 1590 e il 1592 fu sostituito dal nuovo baluardo San Salvatore e nel 1612 inglobato nella nuova cortina di collegamento con il baluardo San Pietro. La struttura con i suoi sotterranei non fu abbattuta ma sopra la galleria di accesso fu realizzata una costruzione le cui prime chiare attestazioni risalgono al XVII secolo. La casa deve il suo nome all’essere stata assegnata intorno al 1825 al boia Tommaso Jona.

Il Boia e le esecuzioni capitali a Lucca

Nella tranquilla Lucca repubblicana tra il 1629 e il 1783 si erano contate in tutto ottantadue esecuzioni capitali eseguite secondo vecchi sistemi dell’impiccagione o con la decapitazione con una mannaia. Con il Principato di Elisa Baciocchi fu introdotto Codice penale napoleonico particolarmente severo nel definire le pene capitali, ma per le esecuzioni fu adottata la più moderna ghigliottina che nei casi di necessità veniva affittata con l’esecutore dalla vicina Pisa.

La ghigliottina a Lucca

Con il Ducato borbonico (1817-1847) restato in vigore il codice napoleonico nella sua forma più severa, si decise di far costruire una ghigliottina lucchese, copiando il modello utilizzato a Firenze chiesto in prestito proprio per questo scopo. Fu inoltre assunto come esecutore di giustizia fisso, il romano Tommaso Jona, che non trovando ospitalità da nessuno, fu sistemato in questo edificio isolato ai margini della città. Jona ebbe fortunatamente poche occasioni di impiego: nel 1831, e nel 1834. Ma nel 1845 quando fu pronunciata la condanna a morte di ben cinque imputati rei di furti violenti e sacrileghi, il settantaduenne Jona, vista l’età, fu dispensato dal lavoro, si offese e consegnò le sue dimissioni. A eseguire le cinque decapitazioni con la ghigliottina sistemata sul prato di Porta San Donato, fu boia di Parma aiutato da tre figli. Jona nell’autunno 1846 fu poi sostituito da Benedetto Paltoni ma con l’annessione di Lucca alla Toscana e l’abolizione della pena di morte, provocarono l’assalto popolare al carcere di San Giorgio, dove la ghigliottina era conservata. Portata sugli spalti di Porta San Donato, la lugubre macchina fu data alle fiamme e la lama, secondo alcune testimonianze, fu trasferita a Viareggio, caricata su una barca e gettata al largo nel mare.

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