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Il funzionamento militare delle mura

La notte – La difesa in periodo di pace era particolarmente concentrata sulla notte, il momento più propizio per cogliere di sorpresa la città. Al tramonto le porte venivano serrate e se non si faceva attenzione poteva succedere di rimanere chiusi irrimediabilmente fuori o dentro la città fino al giorno dopo. Le chiavi delle tre porte, affidate a un targetto, rientravano velocemente a Palazzo degli Anziani dove erano costudite direttamente dal capo di Stato: il Gonfaloniere. Contemporaneamente tutta la macchina difensiva delle mura era già attivata: i commissari dei baluardi sorteggiavano gli avvicendamenti dei soldati a guardia delle cannoniere e dei parapetti. Due gruppi di ronda percorrevano la cinta muraria in sensi opposti, sorvegliando e verificando tutta l’organizzazione e chiedendo la parola d’ordine a ogni soldato incontrato.

Dalla torre del Palazzo si tenevano d’occhio con traguardi fissi le torri e i punti di segnalazione di tutto lo Stato e ogni quanto d’ora con un tocco di campana venivano ‘chiamati’ i baluardi San Colombano, Santa Maria, San Paolino, San Donato, Santa Croce e San Frediano. Analoga chiamata era fatta per i restanti baluardi della parte est – San Regolo, La Libertà, San Salvatore, San Pietro, San Martino – dalla vecchia Porta San Gervasio. Questo scambio sonoro continuo per tutta la notte rassicurava i cittadini che potevano dormire sonni tranquilli.

Il giorno – All’alba dai baluardi Santa Maria e San Pietro un rullo di tamburi prolungato annunciava l’arrivo del giorno e la prossima riapertura delle porte: la fase più delicata e complessa di tutto. I commissari accompagnati da una numerosa squadra di soldati armati si accertavano con il castellano della porta del buon esito del rapporto fatto soldati che avevano trascorso la notte nella casetta esterna alle mura. Se tutto era tranquillo, dopo un appello dei soldati di guardia, si passava alle operazioni di apertura vera e propria, condotta con estrema circospezione. I targetti arrivati dal Palazzo con le chiavi, permettevano l’apertura dei piccolo portello, ricavato nei grandi portoni che consentiva l’ingresso dentro l’edificio di una persona alla volta. I commissari, il mazziero, il targetto e i soldati penetrati all’interno della porta, richiudevano il portello alle proprie spalle, aprivano l’altro verso l’esterno delle mura mentre veniva abbassato il ponte levatoio. A questo punto, dopo un’ispezione del gruppo armato fino alle casette esterne alle porte, in mancanza di pericoli veniva dato l’ordine di apertura dei grandi portoni, il targetto riprendeva le chiavi e le riportava al gonfaloniere, la campana della torre suonava, mentre il traffico cominciava a entrare e a uscire dalla città.

Le milizie della citta – A Lucca la milizia urbana era composta da circa 1500 cittadini fra i 18 e i 50 anni che entravano in gioco solo in caso di massima allerta. Normalmente le mura disponevano di un contingente di circa 300 soldati, ogni baluardo aveva un commissario, tre bombardieri (addetti alla cura e al perfetto funzionamento delle artiglierie) e un numero di soldati che oscillava da 17 a 26 per baluardo. Ad ogni porta erano assegnati 30 soldati e un castellano che controllava il ponte levatoio e le saracinesche.

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