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arboreto

L’Arboreto, suddiviso in grandi riquadri erbosi circoscritti da vialetti in ghiaia, ospita più di duecento specie di alberi. Il cedro del Libano (Cedrus libani) è l’albero più antico dell’Orto. Messo a dimora nel 1822, oggi si presenta con tutta la maestosità di un patriarca. Sono d’impianto ottocentesco anche le tre sequoie (Sequoia sempervirens) che svettano oltre 30 metri di altezza, il pino strobo (Pinus strobus), le varietà di tasso (Taxus baccata), un imponente pino laricio (Pinus nigra subsp. laricio), il faggio rosso (Fagus sylvatica var. purpurea), le magnolie (Magnolia grandiflora), l’olivo odoroso (Osmanthus fragrans f. aurantiacus) e il bosso delle baleari (Buxus balearica).

Nel XX secolo sono state introdotte numerose conifere: araucarie (Araucaria sp.pl.), cefalotassi (Cephalotaxus sp. pl.), criptomerie (Cryptomeria japonica), il pino himalaiano (Pinus wallichiana), Taiwania cryptomerioides e Cunninghamia lanceolata entrambe originarie dell’Asia orientale. Nel rispetto della tradizione, la collezione si è arricchita recentemente di rare entità come la wollemia (Wollemia nobilis), un vero e proprio fossile vivente, e il koyamaki (Sciadopytis verticillata), specie endemica di alcune isole del Giappone. Anche se non localizzati nell’arboreto, ma nel settore della Scuola Botanica, ricordiamo il vecchio falso canforo (Cinnamomum glanduliferum) cui si affianca un più giovane vero canforo (C. camphora), e, nei pressi di un’antica vasca ottagonale, uno spettacolare albero dei ventagli (Ginkgo biloba). (Alessandra Sani).

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